La speranza segreta di Mr DAZN
La speranza segreta di Mr DAZN

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Durante la lettura di un’interessante intervista di Paolo Anastasio a Francesco Siliato su Key4biz, che vi invito a leggere, mi sono chiesto: “Se fossi John Skipper – il Presidente Esecutivo di DAZN o addirittura Len Blavatnik di Access Industry che controlla DAZN Group, cosa spererei possa avvenire per sciogliere la matassa che si è imbrogliata in Italia nella diatriba DAZN-TIM contro tutti per i diritti della Serie A?”

Di Massimo Comito

Dopo il ricorso di Sky all’Antitrust contro l’accordo DAZN-TIM, risulta abbastanza evidente che l’AGCOM – l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – l’AGCM – l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – e anche altre Istituzioni, la Lega per esempio, hanno un problema spinoso da risolvere.

In Italia, si sa, il calcio è sacro: per l’AGCOM, che deve vigilare sulla qualità della rete, non far nulla ed intervenire ex-post e in tempi necessariamente brevi, significherebbe adottare una soluzione poco efficace e quindi non risolvere il problema. Infatti, nel caso infausto di malfunzionamenti di reti e piattaforme, le lamentele sarebbero tali che anche soluzioni successive sarebbero comunque delle “toppe” messe nei confronti di scelte non fatte tempestivamente.

Anche l’AGCM è chiamata a dare il suo importante contributo tecnico: non consentire ai cittadini, per 7 partite su 10, l’utilizzo della piattaforma ad oggi più performante e diffusa nell’intrattenimento sportivo – cioè quella satellitare – non sarebbe cosa buona; soprattutto a fronte di una posizione “possibilmente” dominante dell’operatore incumbent e cioè di TIM che attraverso i diritti in esclusiva di DAZN potrebbe rafforzare tale posizione.

Sull’altro fronte c’è DAZN che:

-si è impegnata a spendere €840 milioni a stagione per avere i diritti di tutte e 10 le partite di ogni giornata, di cui 7 in esclusiva, per il triennio 2021/2024;

-può contare, per quel che è dato sapere, su €340 milioni a stagione del contratto con TIM, che avrebbe in esclusiva (secondo le voci più diffuse) la distribuzione di 7 partite di ogni giornata più 3 non in esclusiva;

-potrebbe avere qualche problema sulla rete di distribuzione, almeno di capillarità, perché dipende dalle performance e dalla diffusione del broadband italiano;

-deve essere certa, costi quel che costi, della tenuta delle proprie piattaforme a centinaia di migliaia di accessi contemporanei anche con un calendario disegnato ad hoc come, sembra, potrebbe accadere;

-sarebbe alla ricerca di sbarcare anche sul digitale terrestre, che ha un suo costo, come piano di backup per quelle zone dell’Italia in cui non è disponibile una buona connettività (purtroppo ancora tante);

-ha sul tavolo un’offerta di €500 milioni a stagione da parte di Sky – i rumors dicono che non si sa se sia attendibile o solo funzionale al dossier antitrust – per le 7 gare a lei mancanti che, secondo Bloomberg, ha però rifiutato;

-potrebbe dovere affrontare “l’irritazione” dello spettatore – proprio sul mercato italiano di riferimento – fedele al satellite che probabilmente vorrebbe continuare ad avere un pacchetto integrato su questa piattaforma, Serie A inclusa (ho in mente una recente intervista a Marino Bartoletti);

-ambirebbe a mantenere buoni rapporti, come è sempre opportuno, sia con AGCM/AGCOM che con le Istituzioni italiane ed europee. 

Quindi torno subito alla domanda rileggendo attentamente uno per uno i punti su esposti che diventano facilmente i pro e contro necessari a rispondere.

Io risponderei a me stesso così: “Spero che le autorità regolatorie italiane mi diano una mano e mi aiutino a trasmettere anche sul satellite per la tranquillità di tutti…la forma si trova sicuramente, che vincano la competizione e gli spettatori italiani”.

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