Ripensiamo Roma
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L’attuale emergenza sanitaria, economica e sociale ha fatto evidenziare inaspettatamente la fragilità del sistema in cui viviamo. L’istinto ci spinge a desiderare un simbolico “ritorno alla normalità” ma, in realtà, è necessario pianificare un futuro ben diverso da quella “normalità” e questo processo non può che partire dal ripensamento della città in cui viviamo. Si fa riferimento al modo in cui viviamo gli spazi della città (ad es. utilizzo maggiore degli spazi aperti rispetto a quelli chiusi), come accediamo ai servizi della città e come ci muoviamo nelle città

Di Donato Bonanni

Oggi la Capitale d’Italia registra (sempre di più) un basso livello di qualità della vita. Le cause sono diverse: l’inquinamento atmosferico, il sovraffollamento, il divario digitale e tecnologico tra il centro e la periferia, l’insicurezza, la mancanza di investimenti nelle infrastrutture, l’eccessivo tempo perso in spostamenti, la scarsa tutela ambientale (a partire dalla gestione dei rifiuti) e le complessità amministrative che rendono eccessivamente difficile e onerosa la crescita della competitività del territorio e la vita dei cittadini.

È necessario proiettare Roma verso lo sviluppo urbano intelligente e diverso di Smart City con una visione strategica di medio-lungo termine, pianificata, organica e connessa alla capacità di leggere le potenzialità del territorio romano mettendo in evidenza le criticità e le opportunità di tutti i temi chiave legati alla Smart City. Ma, soprattutto, la città intelligente si concretizza attraverso 3 elementi: vivibilità, lavorabilità/funzionalità e sostenibilità.

La vivibilità significa una migliore qualità della vita per i residenti della città ossia energia poco costosa, trasporto di massa efficiente e conveniente, acqua e aria pulita, raccolta efficiente dei rifiuti, bassa criminalità, risposte di emergenza veloci, scuole sicure e facile accessibilità ai diversi luoghi di intrattenimento.

La funzionalità/lavorabilità s’intende lo sviluppo economico accelerato con più posti di lavoro e migliori (con aumento del PIL), in modo da creare luoghi dalla forte attrattività e ricchi di opportunità per i loro abitanti (le persone e i talenti). Tutto questo deve essere accompagnato da servizi e da infrastrutture quali la connettività a banda larga, energia poco costosa, pulita e affidabile, alloggi a prezzi accessibili, e opportunità educative.

La sostenibilità s’intende quella di garantire ai cittadini l’accesso alle risorse delle quali hanno bisogno. Le città intelligenti consentono l’uso efficiente delle risorse naturali, umane ed economiche e promuovono il risparmio dei costi e la riduzione delle imposte.

Ciò significa che si devono realizzare le infrastrutture più durevoli e più efficaci con benefici sociali, economici e ambientali per i cittadini. E la tecnologia come entra in gioco? Essa rappresenta lo strumento (e non il fine) per migliorare la città ed il rapporto cittadini/PA.

In particolare, l’innovazione tecnologica può contribuire a pianificare la Smart City a Roma per trasformarla in una citta interconnessa e interoperabile, che si muove come un ecosistema unico che superi il meccanismo piramidale tipico delle organizzazioni amministrative pubbliche del secolo scorso.

Sussiste oggi la possibilità, attraverso i nuovi strumenti tecnologici, di sviluppare un sistema di governo del territorio che metta il cittadino al centro dell’azione amministrativa e gli consenta di fruire della città e dei servizi in modo da migliorare la sua qualità della vita in termini di maggior tempo a disposizione, di efficacia dell’azione amministrativa e di abbattimento degli spostamenti inutili.

La Rete, l’intelligenza artificiale, l’Internet of Things – IoT (attraverso sensori si riescono a fare cose straordinarie e innovative a costi notevolmente inferiori) costituiscono i presupposti tecnici per la nascita di una comunità interoperabile, il cui sviluppo è inevitabilmente compito della politica del territorio e dell’azione amministrativa.

Come approcciare questo cambiamento al fine di realizzare la città intelligente (vivibile, funzionale e sostenibile) e competitiva, preparandosi meglio alle sfide future come il Giubileo 2025 (ed eventualmente Expo 2030)? Suddividendo le aree di intervento in 7 pilastri:

  1. Smart Mobility, per ottimizzare la mobilità grazie alle tecnologie dei sistemi di trasporto intelligenti e all’offerta di soluzioni di trasporto innovative e sostenibili (car sharing, bike sharing, mobilità elettrica e micro mobilità)
  2. Smart Energy, focalizzato sulla sostenibilità ambientale, ad esempio grazie all’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e a una concreta rigenerazione urbana
  3. Smart Environment, adozione di sistemi avanzati di monitoraggio dell’acqua, dell’aria o dei flussi di rifiuti
  4. Smart Governance, con l’obiettivo di digitalizzare i processi e offrire ai cittadini servizi più facili, oltre alla possibilità di partecipare più attivamente alla vita amministrativa
  5. Smart Living, attenzione al miglioramento della vivibilità urbana e alla sicurezza dei cittadini
  6. Smart People & Economy, ossia la capacità di creare un ambiente favorevole allo sviluppo delle imprese/start up e della cultura, in grado di attrarre capitale umano e intellettuale
  7. Smart Grids, reti intelligenti che rappresentano l’evoluzione sostenibile economica, sociale ed ambientale delle infrastrutture di rete negli ambiti di telecomunicazioni, trasporti, energetico, idrico, ecc. su cui si basa il miglioramento dei servizi smart sopracitati.
Rispetto alle sopraindicate aree di intervento, Roma ha la possibilità di sfruttare le opportunità offerte dalla nuova programmazione dei fondi strutturali UE 2021/2027 e dalle massicce risorse economiche provenienti dal Green New Deal e dal Recovery Fund – Next Generation EU.

Gli ostacoli? Il Bel Paese (e la sua Capitale d’Italia) ha una tradizione di lentezza e indolenza figlia di un sistema amministrativo elefantiaco, inadeguato, poco digitalizzato e di una iper legiferazione statale e locale farraginosa per le imprese e i cittadini: il mastodontico codice degli appalti (anche se rivisitato e non migliorato con i recenti decreti) è uno degli esempi del blocco degli investimenti pubblici e privati nella nostra città (come in altre) e che determina la scarsa capacità di spesa. Questa burocrazia asfissiante è la vera pandemia da sconfiggere.

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