La scossa di Kkr
scossa di Kkr

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La recente offerta pubblica d’acquisto di Kkr sul 100% delle azioni TIM ha avuto senza dubbio il merito di avere dato una scossa alla ormai pesante situazione di impasse delle tlc italiane e potrebbe mettere la parola fine al progetto di rete unica controllata da un incumbent che copre l’intera filiera dell’offerta, cosa inaccettabile per l’Europa

Di Massimo Comito

Una forte scossa che segue l’ultima sostanziale, data nel 2015 dalla costituzione di Open Fiber. Nata su un modello di “rete aperta solo all’ingrosso” (wholesale), Open Fiber ha cambiato strutturalmente il modo di costruire e vendere la rete in Italia: un operatore neutrale, non incumbent, che realizza la rete di nuova generazione e la affitta a tutti gli operatori -senza competere direttamente con loro- che confezionano e vendono i servizi per la banda larga ai cittadini. In particolare anche la parte di rete che Open Fiber realizza con finanziamenti pubblici erogati attraverso regolari gare e che gestisce in concessione statale.

L’affermazione di questo modello in Italia, inteso come modello non solo teorico ma effettivamente realizzato attraverso infrastrutture sempre più diffuse ed operative, è indubbiamente all’origine di una discussione senza fine sulla cosiddetta “rete unica”, unica perché dovrebbe superare appunto il dualismo fra le due maggiori infrastrutture del Paese che è comparso con la progressiva realizzazione del progetto di Open Fiber, controllata da ENEL e CDP.

Il nodo della questione è da sempre “il come” deve essere la società che gestisce questa possibile rete unica: integrata in un operatore privato che fa e vende tutto ovvero wholesale-only, magari con controllo statale? Argomenti che tengono da parecchio tempo impegnati tutti gli stakeholders coinvolti: il governo, i diversi azionisti, i sindacati, i lavoratori, i cittadini, l’Europa.

A monte di tutto ci sono i finanziamenti pubblici citati sopra e, che la realizzazione del PNRR farà aumentare pesantemente grazie ai contributi europei: questi finanziamenti hanno senza dubbio cambiato ed influenzato, e sempre più lo faranno, la modalità attraverso la quale dovrà essere gestita l’infrastruttura a banda larga del Paese. La realizzazione della rete deve rientrare nei parametri finanziari, regolatori ed antitrust, che l’Europa e l’Italia, a cascata, richiedono e non può certo sfociare in una privatizzazione successiva a favore di un solo operatore a controllo privato, per di più verticalmente integrato.

Fatte queste dovute premesse, Kkr ha ovviamente ben chiare le condizioni al contorno entro cui si muove, e, al di là del valore offerto per ciascuna azione (attualmente 0,505 euro) e che ovviamente ha ed avrà il suo peso, non può non prevedere che la rete nazionale di TIM, che potrebbe acquistare con questa operazione, insieme a tutti gli altri asset, debba poter confluire in mani pubbliche se vuole evitare di porsi troppi ostacoli sulla strada della riuscita dell’OPA che ha in cantiere.

I rumors, sempre più pressanti, secondo i quali il piano di Kkr prevede appunto un forte impegno a completare quanto già previsto per FiberCop, di cui possiede il 37,5% insieme a TIM e Fastweb, la vendita della stessa società della rete a scadenza prestabilita a CDP e la pianificazione attentissima della ripartizione del personale nei perimetri previsti onde limitare al massimo costose ricadute occupazionali ed un eccessivo appesantimento di costi di uno o l’altro perimetro, sono sempre più affidabili perché appunto attengono ad azioni coerenti, semplificatrici ed accettabili da parte dei più importanti stakeholders coinvolti.

Fra qualche anno, la scelta di mantenere separate FiberCop ed Open Fiber, oppure fonderle in una società wholesale di rete unica a controllo pubblico, sarà tutta a carico del Ministero dell’Economia e delle Finanze attraverso CDP, ma nel frattempo nessun ostacolo all’orizzonte per la realizzazione del PNRR del ministro Colao sulla banda ultra-larga ed in particolare per le gare per le aree grigie di rete fissa, il 5G e il Polo Strategico Nazionale; un buon viatico per il successo. La domanda a questo punto è se Vivendi accetterà l’offerta di Kkr, magari con un ritocco al rialzo purché economicamente ancora sostenibile da parte del fondo americano, ovvero si convinca essa stessa a mettere in campo soluzioni in tal senso e a difesa della volontà più volte espressa di volere rimanere un investitore a lungo termine in TIM, magari appoggiandosi a fondi che hanno già dato la propria disponibilità. Deve apparire chiaro a tutti però che, in questo caso, continuare a sostenere che Open Fiber possa essere integrata nel perimetro TIM così com’è oggi, se anche le condizioni finanziare lo potessero consentire, è una tesi che in Europa non può essere accettata ed avallata: facciamocene una ragione.

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