Il valore e la necessità di misurare l’impatto delle azioni della finanza pubblica
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La Finanza Pubblica è quel ramo economico responsabile dello studio dell’interazione tra il settore pubblico e l’economia. Non esiste, ad oggi, un insieme di regole e principi universalmente accettati per guidare le scelte di finanza pubblica, ma questo non preclude l’individuazione di situazioni per le quali sia necessario un intervento dello Stato nell’economia.

Le sue funzioni infatti sono necessarie per correggere i meccanismi di mercato quando questi non consentano una distribuzione socialmente ottimale delle risorse, riequilibrando, così, la situazione.

Di Andrea Casadei

La maggioranza degli interventi della finanza pubblica è basata su tre specifiche funzioni. La prima, quella “allocativa”, permette di riallocare le risorse attraverso la tassazione, la regolamentazione e la spesa, in modo da massimizzare il benessere sociale; la funzione “redistributiva” si occupa di riassegnare il reddito che il mercato genera spontaneamente, fornendo così beni e servizi in modo più efficiente; infine, la funzione di “stabilizzazione del ciclo” consiste nel cercare di stabilizzare il ciclo economico aumentando i disavanzi pubblici, riducendo i tassi di interesse e viceversa[1].

Le scelte di politica economica che ogni Governo deve affrontare, devono tenere conto di un ampio spettro di prospettive e preferenze, soprattutto in situazioni di emergenza come quella che stiamo vivendo oggi: il cambiamento climatico e l’evento pandemico da Covid-19.

La Finanza Pubblica, dunque, non agisce e non crea impatto secondo un’ottica puramente economica ma, attraverso determinate azioni, può creare impatti positivi anche in ambito sociale e ambientale. Infatti, insieme alle Istituzioni Pubbliche, formano le risorse principali e fondamentali per il conseguimento di obiettivi sostenibili, dell’uguaglianza e dell’innovazione sociale a livello europeo e nazionale.

Per raggiungere questi obiettivi, l’Europa sta attuando specifiche azioni, coinvolgendo i vari Paesi, le Regioni e le Città, e orientando le loro scelte di finanza pubblica verso i target dell’Agenda 2030, in vigore dal 1° gennaio 2016 e composta da 17 obiettivi di sviluppo sostenibile – “SDGs”.

Tra le altre principali azioni in atto, la Commissione Europea, il Parlamento europeo e i leader dell’UE, hanno istituito il Piano per la ripresa dell’Europa – il “Recovery Fund” – per contribuire alla riparazione dei danni economici e sociali causati dalla pandemia di coronavirus, ponendo le basi per un’Europa più sostenibile e innovativa.

Costituisce, ad oggi, il più ingente pacchetto di misure per la ripresa finanziato dall’UE e oltre la metà dell’importo sarà a sostegno della modernizzazione: ricerca e innovazione, transazioni climatiche e digitali eque, un nuovo programma per la salute, la modernizzazione di politiche tradizionali, lotta ai cambiamenti climatici (a cui è riservato il 30% dei fondi europei), protezione della biodiversità e parità di genere[2].

L’Unione Europea intende raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 per fronteggiare una minaccia sempre più pericolosa per l’Europa e per il mondo, costituita proprio dal cambiamento climatico.

Precisamente, è stato istituito il Green Deal, un apposito piano d’azione volto a promuovere l’uso efficiente delle risorse passando ad un’economia pulita e circolare, ripristinando la biodiversità e riducendo l’inquinamento, attraverso gli investimenti in tecnologie rispettose per l’ambiente, sostenendo l’innovazione, decarbonizzando il settore energetico e migliorando gli standard ambientali mondiali[3].

Si tratta nel complesso di obiettivi ambiziosi che porterebbero l’Europa ad essere la prima economia ad impatto climatico zero, digitale e garante di equità sociale; la sfida attuale è di dare forma ad una finanza pubblica in grado di fare fronte in modo efficace alla pandemia, sostenendo l’economia e la salvaguardia generale, senza accantonare gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Da qui deriva l’importanza di monitorare e misurare gli impatti della finanza pubblica, in modo da valutare le tendenze di crescita e gli aspetti sui quali l’opinione pubblica è particolarmente sensibile. L’impatto viene definito come la differenza tra ciò che si è verificato dopo l’attuazione di una politica e ciò che sarebbe potuto accadere se non fosse stata messa in atto. 

Tra gli strumenti più diffusi e utilizzati sia dalle Organizzazioni che dalle imprese, troviamo l’Impact Reporting and Investment Standard, sviluppato a partire dal 2008 dal Global Impact Investing Network (ente di riferimento internazionale).

Tale strumento consta di una serie di indicatori e misure che permettono di elaborare dei report standardizzati con il fine di essere più trasparenti e avere più capacità di rendicontazione durante la misurazione degli impatti sociali[4]

Misurare gli impatti della finanza pubblica costituisce quindi un punto di forza che permette di elaborare un quadro logico dei risultati e aiutare le organizzazioni a riflettere su un valore sostenibile, sociale e ambientale, oltre che economico, al fine di sviluppare nuove strategie e previsioni per il futuro.

[1] Tratto dal sito: https://osservatoriocpi.unicatt.it

[2] https://ec.europa.eu/info/strategy/recovery-plan-europe_it

[3] https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it

[4] http://finanzasostenibile.it/wp-content/uploads/2016/01/Valori_-148-Maggio2017_FFS.pdf

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