ECONOMIA DEL COVID
Economia del covid

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“Gli antichi hanno battezzato «peste» un cataclisma fisico, politico e mentale che affligge l’insieme di una società. Questa malattia mortale inaugura l’Iliade di Omero, riappare nella Tebe di Eschilo, nell’Atene di Tucidide e nell’Italia di Lucrezio. Il Rinascimento, con Boccaccio, Margherita di Navarra e infine Shakespeare, la evoca di nuovo come elemento fondatore in cui la letteratura esplora nuovi modi di esistere e di resistere, mentre il vecchio universo crolla senza speranza di ritorno.”  (André Glucksmann)

Di Letizia Cicinelli

Vorrei partire da questa citazione per fare un paragone con ciò che stiamo vivendo, ormai da quasi due anni, a causa della diffusione mondiale del virus Covid.

Oggi non possiamo parlare di economia senza considerare “il parametro Covid.”

Ricordo sempre che l’Economia non è una scienza formale come la matematica, ma empirica, in quanto fatta di valutazioni personali, dal momento che l’economista non è “altro” rispetto al proprio oggetto di indagine e di analisi, ma ne risulta egli stesso, più o meno inconsapevolmente, parte integrante.

Per questa ragione, dobbiamo osservare come il Covid ha, e sta ancora cambiando l’uomo, che a sua volta contribuirà a cambiare gli assetti economici.

Ci siamo abituati a vivere in modo diverso, abbiamo riscoperto certi principi fondamentali, come la famiglia e la casa, abbiamo dovuto cambiare i ritmi delle nostre giornate e rallentando, apprezzare ciò che forse davamo per scontato prima. Non si sono mai visti negli anni precedenti tanti appartamenti con vere mostre di addobbi natalizi, si è tornati a cucinare e a riscoprire la pigrizia da salotto e televisione. Abbiamo dimostrato maggiore rispetto nei confronti del prossimo ed è tornata la voglia di rendere un futuro migliore ai nostri figli.

E così sono cambiate anche le nostre necessità, mentre si fermavano le città, farmaceutica, tecnologia e soprattutto grande distribuzione online, hanno avuto enormi profitti.

Pensate ad Amazon che grazie al Covid ha capitalizzato oltre 401,1 miliardi di dollari.  

LItaliaè stato uno dei paesi che maggiormente ha aiutato Amazon a crescere durante il lockdown e la pandemia. Uno studio del Politecnico di Milano riporta che, solo nel 2020, i guadagni di Amazon Italia valevano circa 23 miliardi di euro, cioè il 26% in più rispetto al 2019.

Abbiamo smesso di viaggiare e questo ha comportato una perdita per il turismo a livello mondiale di ben 2.000 miliardi di dollari.

E in Italia solo nel 2020 la crisi avrebbe bruciato 156 miliardi di euro di ricchezza.

Ma come sempre dopo la crisi subentra la voglia di ricominciare. Diceva bene Albert Einstain: “La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze”.

Quindi dopo 800 mila posti di lavoro e nove punti di Pil persi nel primo anno pandemico, il 2021 segna molto più che l’uscita dalla recessione per il nostro Paese. La fiducia di famiglie e imprese è in salita. I risparmi accumulati escono dai conti corrente. Si torna a vivere, investire, consumare. Le aziende azzerano le scorte per far fronte agli ordini, cercano e non trovano manodopera specializzata, quasi che una parte dei lavoratori avesse scoperto, con la pandemia, di poter fare a meno del lavoro, vincono sul mercato interno e con un export record.

Infatti secondo le ultime stime dell’Ocse, l’Italia, per una volta, si porta in testa alle classifiche e conquista il ruolo di locomotiva, concludendo l’anno con un rialzo dell’6,3% rispetto al 2020.

Vedevamo finalmente il giorno, ma che si è oscurato, di nuovo, da grandi nuovoloni carichi di preoccupazioni.

I lavoratori sono precari, i salari bassi, l’inflazione erode il potere d’acquisto, secondo Confcommercio potrebbe costare ben 3 miliardi, le bollette di luce e gas scottano. E sullo sfondo ancora il Covid e le sue varianti che fanno paura.

Va bene la cautela, spesso fondamentale in economia, ma non dobbiamo smettere di parlare la lingua della fiducia

Voglio essere ottimista, perchè credo che l’ottimismo, quando si ha a che fare con gente solida e con la testa sulle spalle come i nostri imprenditori, sia quasi un dovere.

L’ottimismo è il profumo della vita, e sperare che parole di ottimismo diventino “profezie che si autoavverano”: perché l’idea della ripresa spinga se stessa.

La profezia che si autoavvera non è un gioco propagandistico, come stupidamente viene affermato dalle Cassandre. Oltre che l’esperienza comune e il buon senso, è un’affermazione con basi scientifiche serie. Negli scorsi anni, si è cominciato a guardare con attenzione a quella branca dell’economia che investe risorse sulla psicologia dei comportamenti. Si tratta di autori il cui merito principale è stato ricordarci che, nell’alveo dell’azione economica, l’uomo è razionale, ovvio. Ciascuno cerca di accordare i mezzi più efficienti ai fini che si propone. Ma i fini in sé, lo scopo della vita, il senso positivo o meno dell’esistenza hanno un peso che possiamo dire ultrarazionale. Non è sentimentale, ma non è neanche esprimibile in pragmatismo spicciolo. Questi economisti-psicologi ci ricordano che, allora, gli atteggiamenti e la percezione del mondo che ciascuno di noi ha, sono  importanti: spingono o meno alla voglia di fare i componenti produttivi della società.

Ed è questa la strada che dobbiamo percorrere guardare di più al mondo, imparare a riscoprire, proprio grazie al Covid, certi valori e soprattutto rimboccarci le maniche smettendo di pensare che tutto ci è dovuto.

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